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Apple potrebbe pagare il 10% per il rimpatrio dei capitali

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Apple e Donald Trump non hanno proprio un’ottima relazione, non sarebbe infatti una novità che la società californiana sperava nella vittoria dell’altro candidato alla Casa Bianca. Tuttavia, potrebbero trovare un argomento su cui sicuramente vanno d’accordo: le tasse. Trump vuole rendere più agevoli le procedure di rimpatrio dei capitali esteri delle società e sicuramente Apple, con i suoi circa 200 miliardi di liquidità “imprigionata” all’estero, è molto sensibile all’argomento.

Apple ha chiesto più volte una riforma fiscale che agevolasse la tassazione e il rimpatrio dei capitali e Trump ha promesso di farla prima di essere eletto parlando all’Economic Club di New York. Trump ha detto che la liquidità all’estero potrebbe essere quantificata tra i 2,5 e 5 trilioni di dollari e che per essere rimpatriata pagherà un’aliquota del 10% contro il 35% che prevede la tassazione ordinaria.

Trump non sarebbe il primo a promettere un alleggerimento fiscale; già in passato il senato americano aveva proposto una “vacanza fiscale” ma poi non è successo niente.

Tim Cook ha detto in passato che pagare il 35% per rimpatriare la liquidità è una percentuale troppo alta. Cook ha detto che non vuole avere una tassazione a zero per il rimpatrio dei capitali perchè non pensa che questo sia giusto, tuttavia vorrebbe pagare una tassa più equa e sensata.

Insieme ad Apple sono tante le multinazionali attente all’argomento, principalmente colossi tecnologici come anche Amazon e Google che nel frattempo tengono la liquidità ferma sui conti esteri senza utilizzarla e senza fare investimenti.

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